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Parentesi storica tra la Resistenza e la Repubblica

Le vicende storiche che, durante la resistenza, costituiscono le premesse della Costituente.

Nel marzo del 1943, ci furono le prime manifestazioni contro la guerra e la dittatura fascista. Fu a questo punto che il Gran Consiglio del Fascismo, sfiduciando Mussolini, invitò il re ad assumere il comando militare e a procedere alla nomina di un nuovo governo. Le dimissioni di MussoliniCosì il re Vittorio Emanuele III revocò Mussolini e lo sostituì con il maresciallo Badoglio. Il nuovo governo, il 2 Agosto 1943, soppresse il partito fascista e si impegnò a far eleggere entro quattro mesi la nuova camera del deputati. Riebbero, dunque, il diritto di cittadinanza  i partiti antifascisti quali: il pl, pdl, ps, dc, pci, pa. Poco più di un mese dopo, il re e il governo si rifugiarono a Brindisi, lasciando le forze armate a se stesse e screditando enormemente la monarchia e la stessa persona del re. Al dissolvimento dell’esercito per mancanza di ordini, fece subito seguito l’accorrere di operai, contadini, soldati e partigiani, pronti per dar vita ad un nuovo esercito. Era ormai evidente la spaccatura formatasi tra storia fatta e guidata dagli interessi delle classi dominanti e la storia che vede per la prima volta come protagoniste le forza democratiche e popolari del paese. I primi partigiani furono consapevoli che la lotta sarebbe stata dura e che si trattava dell’inizio della guerra di liberazione dell’Italia dai fallimenti morali politici e militari delle vecchie classi dirigenti e dall’oppressione nazifascista. La resistenza apparve subito una guerra di popolo, la prima guerra che l’Italia abbia mai combattuto volonterosamente. L’Italia si ritrovò divisa tra quella liberata dagli alleati e quella occupata dai tedeschi. Nelle regioni occupata dai tedeschi si erano istituiti dei gruppi di partigiani chiamati alla lotta armata da un proclama emesso dal comitato di liberazione nazionale (CNL). Nell’Aprile del 1944 ebbe inizio la cosiddetta tregua istituzionale che consisteva nella promessa del monarca, Vittorio Emanuele III, di nominare suo figlio Umberto come luogotenente generale del regno, non appena le truppe alleate avessero liberato Roma.

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