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Il Diritto naturale

L’importanza sociale del consorzio umano

hoobesNell’età moderna si sviluppa una corrente giuridica filosofica, il giusnaturalismo, che afferma l’esistenza di un diritto naturale, anteriore all’organizzazione statale e al diritto positivo: Stato e diritto non si generano pertanto in conseguenza di un’evoluzione graduale, a partire dall’unità sociale della famiglia.

Hobbes e Locke, seguaci di Grozio, trattano di politica a partire dal problema dell’unità dello Stato nel pieno clima della Controriforma, caratterizzato da discordie religiose e dal contrasto tra i due poteri, temporale e spirituale.

In Hobbes l’uomo non è -come aveva voluto Aristotele- un animale sociale; anzi, per natura, gli uomini sono fra loro diffidenti e nemici: l’uomo infatti è un “lupus” che combatte contro tutti. La natura ha ugualmente dotato ogni uomo dei mezzi necessari a conseguire quello che desidera, cioè la propria conservazione e il proprio piacere. Da qui, uno stato di lotta dove ognuno cerca di allargare il proprio dominio onde evitare di essere sopraffatto dagli altri. Questa condizione è chiamata guerra. Si pone dunque la necessità di uscire dallo stato di natura mediante un accordo o contratto in forza del quale un gruppo di individui si unisce a scopo di difesa e rinuncia volontariamente al diritto a tutto (eccetto al diritto alla vita) e trasferisce questo diritto a un singolo o a un’assemblea. In Hobbes, quindi, lo Stato si sostituisce allo stato di natura; mentre in Locke lo Stato si aggiunge allo stato di natura, rafforzando i diritti naturali, tra cui anche il diritto alla proprietà privata.

In Hobbes, quindi, lo stato si sostituisce allo stato di natura, mentre in Locke lo stato si aggiunge allo stato di natura, rafforzando i diritti naturali tra cui anche il diritto alla proprietà privata.

L’uomo per natura non è cattivo e non deve spogliarsi di niente, tuttavia serve “qualcosa” che garantisca quello che ognuno ha: la legge, che deve tutelare i diritti naturali. La forma di Stato più adatta è quella liberale: il potere legislativo è il potere supremo e il suo compito è di emanare le leggi. Il potere supremo è nelle mani del popolo che, non potendosi governare direttamente, cede l’esercizio della sovranità agli organi dello Stato. Tra il popolo sovrano e il legislatore vi è un rapporto di fiducia: il potere politico è sempre revocabile quando viene a mancare la fiducia ripostavi. Il sovrano hobbesiano detiene invece il potere assoluto: il patto non è un accordo bilaterale tra popolo e sovrano, ma un patto di misure fra singoli, (ogni uomo con ogni uomo) che comporta la rinuncia di ciascuno ai propri diritti in favore di un terzo, lo stesso sovrano oppure un’assemblea. Il trasferimento, con il patto, di tutti i diritti allo scopo di garantire la pace ha caratteristiche di una donazione volontaria e irrevocabile; pertanto solo al detentore del potere rimarrà il diritto su tutto, cioè le possibilità di un incondizionato esercizio della propria volontà. In pieno Rousseauilluminismo Rousseau contesta il pactum subectionis di Hobbes: ci sono diritti che non possono mai essere alienati, primo quello della propria libertà. Il patto sociale è un atto che non dà all’uomo la sua originaria innocenza; ma, attraverso il contratto, l’uomo rinuncia completamente alla natura trasformandosi in cittadino.

Rousseau: il patto sociale è un atto che non dà all’uomo la sua originaria innocenza ma, attraverso il contratto, l’uomo rinuncia completamente alla natura trasformandosi in cittadino.

 Già Machiavelli, all’inizio dell’età moderna, aveva parlato di una politica svincolata dalla morale: questo conduce a sottolineare il carattere assoluto ed esclusivo della politica che si pone come l’unica attività che l’uomo debba perseguire, pronto a sacrificare ad essa ogni suo egoismo. Questo si ricollega con il relativismo politico: al fine di costruire uno stato forte e unitario, il principe è “autorizzato” a fare anche scelte moralmente riprovevoli. Imponendosi sulla “fortuna”, il principe machiavelliano deve sempre sfruttare al meglio le occasioni. Possiamo concludere, dicendo che la politica è dunque l’insieme dei mezzi che gli individui devono adottare per superare la contraddittorietà della loro originale condizione umana.

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