Personal tools
You are here: Home 60° Costituzione Filosofia e Diritto Lo Stato nella classicità
Document Actions

Lo Stato nella classicità

La concezione classica dello Stato

La dottrina greca dello Stato ha il suo punto di partenza nell'insegnamento socratico. Per Socrate lo Stato è una necessità morale e naturale; partecipare ad esso è un dovere. L'individuo, più che nella famiglia, celebra la sua natura nello Stato. Senofonte, nei Memorabili, ricorda una conversazione tra Aristippo e Socrate in cui Aristippo sosteneva che egli non avrebbe voluto essere cittadino di alcuno Stato, e avrebbe desiderato vivere senza patria, senza leggi, come cittadino dell'universo. Socrate gli dimostra che ciò non è possibile, perché, vivere fuori dallo Stato, è vivere fuori dall'umanità, è spogliarsi della condizione di uomo: sottrarsi allo Stato non è libertà, ma servitù e miseria.

acropoliAi sofisti che avevano creato un dualismo tra natura e Stato, Socrate oppone che lo Stato è naturale, e arriva a sostenere che il cittadino deve obbedienza allo Stato anche se ingiusto, per il principio di ordine che esso esprime e che è fondato in natura. Per Socrate la politica non è arte, abilità, ma scienza come la virtù: per questo, essa non può operare senza sapienza per il bene e la felicità di tutti. Solo la piena coscienza di sè e della propria capacità deve invogliare al governo, poiché solo allora governare è un dovere.
Le critiche socratiche alla sua città pongono in luce le contraddizioni e le debolezze anche di una democrazia: il perdurare di uno spazio pubblico di uguaglianza e libertà è messo gravemente a repentaglio se:

  • La comunicazione del sapere è monopolizzata da logiche di potere, politico ed economico (e questo può apparire anche a noi come un problema attuale).
  • La morale condivisa si basa su una tradizione competitiva e discriminatoria, trasmessa e recepita acriticamente, che in fondo tutti accettano, sofisti compresi.
  • Non ci si rende conto del nesso strettissimo che esiste fra la politica, la virtù politica, e la conoscenza: una democrazia non può sopravvivere senza l'autonomia e la consapevolezza di ciascuno dei cittadini.

Coerentemente con l'affermazione socratica che l'uomo è tale in quanto è dialogo e rapporto, si capisce come egli cominci ad esistere quando si riconosce nella legge. Ne dà un esempio evidente lo stesso Socrate accettando la sua condanna a morte e rifiutando la possibilità di fuggire.

Aristotele afferma che l'uomo è per natura "essere politico", non tanto perché non possa vivere fuori dello Stato, ma perché solo in esso può raggiungere la pienezza e la perfezione della sua natura. Infatti nessun individuo può bastare a se stesso, ognuno ha bisogno degli altri per sopravvivere.

L'insegnamento socratico trova nella Repubblica di Platone e nella Politica di Aristotele la sua espressione più alta e perfetta.

La Politica è l'opera in cui Aristotele esprime la sua concezione dello Stato. Suo merito indiscusso è di aver eletto la politica a scienza autonoma. Lo Stato è per Aristotele un ente autarchico, che basta a se stesso e non deriva da enti superiori: la sua ragion d'essere e il suo fine non sono da altri enti condizionati. Il concetto dello Stato in Aristotele è intimamente legato ai suoi principi metafisici; esso è partecipe della natura di tutti gli altri esseri e risulta di elementi formali e materiali associati tra loro mediante il moto e conformati all'idea di un fine. Aristotele afferma che l'uomo è per natura "essere politico", non tanto perché non possa vivere fuori dello Stato, ma perché solo in esso può raggiungere la pienezza e la perfezione della sua natura. Infatti nessun individuo può bastare a se stesso, ognuno ha bisogno degli altri per sopravvivere. In questo senso l'uomo è animale sociale, cioè tende naturalmente all'aggregazione, dalle sue forme più semplici (la famiglia, il villaggio) a quelle più complesse (la polis).
"E' manifesto che la città è un fatto naturale e che l'uomo è animale per natura socievole".
Questo dato è così evidente che, chi non sente il bisogno di entrare a far parte di una comunità e crede di bastare a se stesso, è per Aristotele "o una belva o un Dio".
La forma politica ideale che il filosofo propone è quella di una via di mezzo tra il governo aristocratico e uno democratico: un governo in cui i "migliori" prendono le decisioni, ma in funzione delle esigenze della comunità.

« February 2012 »
Su Mo Tu We Th Fr Sa
1234
567891011
12131415161718
19202122232425
26272829
 

Powered by Plone