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Stato e Potere

Confronto tra alcune concezioni politiche

La libertà che guida il popoloNella cultura post-medievale il personaggio che riveste particolarmente importanza per quanto riguarda la formazione dello Stato e la concezione del potere, è Niccolò Machiavelli. Secondo Machiavelli, il principe, per essere rispettato dai sudditi e far si che lo Stato garantisca il bene dell'uomo, deve possedere i seguenti requisiti:
* virtù (forza e astuzia) e fortuna;
* scelleratezza.

Con Hobbes, lo stato civile deve sostituire lo stato di natura, in cui l'uomo è "lupus", ovvero in una situazione di guerra perpetua con tutti i suoi simili, avidi come lui di potenza.

Virtù e fortuna, fusi insieme, costituiscono il REALISMO POLITICO, cioè, l'istanza per cui il principe deve tener conto della realtà, ovvero deve essere in grado di dominare la sorte volgendola ai propri progetti politici. Machiavelli elabora un'antropologia naturalistica secondo la quale la immutabile natura è tendenzialmente malvagia; per questo il principe, al fine di conservare lo Stato, adotta anche comportamenti deprecabili. Egli crede che il principe debba possedere un potere tale da preservare il potere e al tempo stesso essere rispettato dai sudditi. Lo Stato e la sua conservazione sono valori assoluti ed hanno in sé la loro giustificazione.
Anche con Hobbes, si ha una visione assolutistica. Con Hobbes, lo stato civile deve sostituire lo stato di natura, in cui l'uomo è "lupus", ovvero in una situazione di guerra perpetua con tutti i suoi simili, avidi come lui di potenza. E' una guerra in cui contano la forza e l'inganno ed in cui non c'è il rispetto della proprietà: ognuno è padrone di quello che può prendere e per tutto il tempo per cui lo può tenere. Questo è lo stato di natura, ma, affinché la specie umana non sia distrutta, occorre che l'uomo esca da tale stato.
All'origine dello stato di diritto, deve esserci un contratto tra gli individui, in cui tutti devono alienare i loro averi e i loro diritti allo Stato che, in cambio, si fa garante di sicurezza individuale e collettiva.
In contrapposizione, Locke ha una visione dello stato più moderna.
Anche Locke, come Hobbes, parte dall'esame dello stato di natura: questo tuttavia, non è governato dall'egoismo e dalla lotta "inter homines", è invece guidato dalla ragione. Su tale impostazione "ottimistica" della natura umana, Locke ipotizza uno stato moderno di perfetta libertà e perfetta uguaglianza, nel quale vige il diritto di punire colui che fa torto agli altri e nel quale è riconosciuta la proprietà privata fondata sull'appropriazione, che a sua volta è basata sul lavoro dell'uomo ed è limitata dalla sua capacità di consumo. Per Locke, dunque, lo stato di diritto deve aggiungersi allo stato di natura e migliorarlo.
GuernicaPer Rousseau, nessuno stato "moderno" può sostituire la perfezione della condizione di natura; là dove tutti sono uguali, in quanto non possiedono nulla che non sia in comune. E la proprietà privata è infatti ritenuta dal filosofo veicolo di disuguaglianza che aumenta col processo economico. Con la nascita dello stato di diritto, emerge la "dotta ignoranza": l'uomo è consapevole dell'impossibilità di vivere "libero", e contemporaneamente della necessità di riconoscere un'autorità superiore che sia costruita sui diritti naturali e in grado di garantirli sempre. 

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