Kyoto:il sì della Russia il no degli Usa
Michela Geri
Alla COP 10 di Buenos Aires stabilite le ultime decisioni.
KYOTO: IL Sì DELLA RUSSIA, IL NO DEGLI USA
Accordo raggiunto, il protocollo entrerà in vigore. L’Italia è in ritardo.
«È un passo in avanti storico», afferma Kofi Annan dopo aver ricevuto, il 16 Novembre scorso, il documento di ratifica della Russia dall’ambasciatore Andrei Desinov. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite si è poi congratulato anche con il presidente Putin, che da Settembre lavorava alla Duma per far approvare il progetto di legge presentato dal ministro dell’industria e dell’energia Khristenko. Il ministro, appoggiato dal vicepremier Zhukov, è riuscito a vincere le obiezioni del consigliere economico presidenziale Illarionov, accanito oppositore, ufficializzando l’approvazione del Parlamento. Dopo anni di incertezze, il Protocollo di Kyoto potrà così entrare ufficialmente in vigore il 16 Febbraio 2005 nei 128 Paesi che hanno firmato il trattato. Con il sì della Russia, infatti, è stata raggiunta la soglia del 61,6% delle emissioni totali relative al 1990, obiettivo che ha reso vincolante il trattato. Sarà l’inizio di una nuova era in cui uomo e natura andranno d’amore e d’accordo? Sicuramente le belle immagini di città non inquinate, di energia pulita accessibile a tutti, di rifiuti biodegradabili e così via, ad oggi risultano più fantascientifiche di quelle in cui la natura si ribella con terremoti, glaciazioni e onde anomale varie. Ma da qualche parte si dovrà pur cominciare, visto che le emergenze incalzano e le ultime previsioni giunte dal mondo scientifico sono più che allarmanti. L’alterazione dell’equilibrio energetico, infatti, ha causato un anomalo aumento della temperatura atmosferica che, secondo recenti modelli climatici, potrà variare tra un minimo di 1,4°C e un massimo di 5,8°C di qui a cento anni. Come conseguenza, il livello dei mari salirà di 90 cm nel medesimo arco di tempo. Di fronte ad uno scenario simile, sembra più che plausibile lo scetticismo presente negli ambienti scientifici. Lo stesso Antonio Navarra, noto climatologo italiano, ha dichiarato che i termini e gli obiettivi del trattato potrebbero anche non essere sufficienti ad arginare le calamità. Sicuramente, oltre ad un enorme sforzo da parte delle industrie e delle imprese, da Febbraio entrerà più che mai in gioco il ruolo primario degli esperti, che dovranno cercare le tecnologie adatte per raggiungere gli obiettivi prefissati. Come? Ovviamente attraverso la ricerca, altra questione non indifferente, aperta in questo ambito ormai da anni. Ne sa qualcosa l’Italia che, aspettando l’entrata in vigore del trattato, ha pensato bene di aumentare le proprie emissioni del 9%, continuando ad impostare percorsi energetici interamente basati su petrolio e carbone. E se da un lato i Paesi industrializzati tardano ad adeguarsi, dall’altro quelli in via di sviluppo hanno lo stesso problema. Anche per questo motivo, dal 6 al 17 Dicembre scorso, si è tenuta a Buenos Aires l’ultima Conferenza internazionale sul clima, la COP 10 – ultima perché dal 2005, con l’entrata in vigore del trattato, cambierà in Meeting of the parties ( MOP ). Uno dei temi dell’incontro era proprio la discussione sugli aiuti finanziari a Stati quali la Cina e l’India, le potenziali “bombe” ecologiche dei prossimi 30 anni. Secondo il ministero per l’ambiente italiano, nel 2030 le emissioni di CO2 di queste Nazioni aumenteranno fino a raddoppiare. Anche gli Stati Uniti sembravano essere consapevoli di questo, tanto che il sottosegretario della Partnership internazionale Dobriansky, aveva dichiarato che si stava lavorando per rendere utilizzabile l’energia a idrogeno. Naturalmente solo belle parole, visto che tra i 5000 delegati dei 150 Paesi presenti alla COP 10, i rappresentanti degli USA e dell’Arabia Saudita hanno collaborato per bloccare i finanziamenti ai Paesi in via di sviluppo, chiedendo fondi di compensazione per la perdita dei profitti sul commercio dei combustibili fossili. Una nuova era? Tra la natura che si ribella, le difficoltà tecniche e quelle politiche, per non dire economiche, il Protocollo di Kyoto prende avvio tra prospettive non del tutto chiare. Nel frattempo, dal 1 Gennaio 2005 è iniziato l’emission trading o commercio delle emissioni. Chissà se, tra la “borsa dei fumi”, come lo hanno definito, e i prossimi incontri del MOP in cui gli Stati Uniti seguiranno da osservatori, lo sviluppo sostenibile non diventerà sempre più una realtà lasciando di nuovo alle catastrofi naturali la fantascienza!
Per saperne di più, ecco alcuni siti utili da visitare: