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La distruzione delle foreste

Lorenzo Cerchecci

Le foreste primarie hanno un ruolo di fondamentale importanza per la vita sulla terra. Oltre a regolare il clima a livello planetario, esse racchiudono al loro interno circa il 90% delle specie sia animali che vegetali; sono la prova vivente di milioni di anni di evoluzione, nonché importantissime fornitrici di ossigeno, necessario per la nostra respirazione. Inoltre conservano al loro interno enormi quantità di anidride carbonica, che altrimenti andrebbe a contribuire in modo devastante all’effetto serra. La distruzione delle foreste ha incrementato del 20% le emissioni di carbonio nell’atmosfera, e sta contribuendo ai processi, già in atto, che porteranno tra qualche decennio a veri e propri sconvolgimenti climatici. I maggiori artefici di questi atti indiscriminati e dannosi sono le compagnie del legname, europee nord americane ed anche asiatiche, che distruggono consapevolmente le foreste più importanti della terra per il proprio guadagno (queste compagnie hanno dei profitti impressionanti). Si rendono anche protagoniste di atti di sopraffazione e sfruttamento verso le popolazioni locali, distruggendo la loro casa, il loro habitat, la loro vita. Queste compagnie hanno piani di gestione e tutela della materia prima del tutto insufficienti, nelle loro catene di produzione c’è un grandissimo spreco e la trasparenza delle loro azioni è assai limitata. In più è sempre più diffusa la pratica del taglio illegale. Altre cause di questo fenomeno sono la ricerca di nuove zone da coltivare, l’estrazione mineraria e l’esigenza di nuovi territori per costruire insediamenti ed infrastrutture.

Esistono nel mondo molti tipi di foreste: boreali, tropicali, temperate, di conifere, latifoglie, secche, pluviali, palustri. Tutte quante però sono importanti per il sostegno di sistemi essenziali alla vita del pianeta. Tra di esse le foreste primarie sono quelle più rilevanti, in virtù della loro grandezza, del loro ruolo e della loro incidenza sull’ecosistema terrestre. La foresta pluviale dell’Amazzonia ad esempio è l’ecosistema più ricco del mondo e contiene un’infinità di specie viventi, molte delle quali ancora sconosciute. È inoltre la casa di 20 milioni di persone che vivono grazie ad essa; casi simili li troviamo anche nella foresta dei grandi primati in Africa ed ancora nel Sud-Est asiatico e nel sud-America. Se moriranno queste foreste, moriranno anche i popoli che le abitano. La mancanza di queste nei prossimi secoli poi si farà sentire in maniera sempre più sconvolgente; tutto principalmente per produrre legno e carta.

Quello che colpisce più di tutto è che l’umanità sta dicendo addio alle sue foreste primarie per fini del tutto futili. Noi, anima del consumismo, usiamo quotidianamente oggetti in legno e carta, che vengono spesso gettati dopo l’uso. Lo spreco e l’indifferenza verso i problemi del pianeta che ci sono nella società dei consumi e dei servizi sono una cosa vergognosa. Nel caso della deforestazione dovremmo imparare ad usare carta e legno in maniera più appropriata, riducendone l’uso, riutilizzandoli e non per ultimo riciclandoli. Ci sono inoltre delle organizzazioni, come Greenpeace, che cercano delle soluzioni, ma la responsabilità più pesante grava, come è solito, sulle spalle dei governanti. Solo grazie ad accordi internazionali che non siano vuoti come alcuni già stipulati ed ad accorte politiche ambientali, sarà possibile risolvere il problema della deforestazione. Finora gli stati, spinti solo dal guadagno e dall’interesse personale, sono stati pressoché indifferenti verso fenomeni come questo; è ora necessario che si muovano nella direzione verso la quale il nostro mondo può essere salvato. Ciò non vuol dire bloccare lo sviluppo e la crescita della nostra società; nel nostro sistema c’è un incredibile spreco ed una grande indifferenza nei confronti della provenienza della nostra agiatezza. Io credo che impegnandosi (e magari rinunciando a qualcosa) anche a livello individuale, sia possibile garantire il nostro benessere a molte più persone, e far sì che gli equilibri del pianeta, non solo a livello ambientale, si stabilizzino su livelli ottimali.

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