La globalizzazione
Stella Marchino
ANCORA UN TENTATIVO DI DEFINIRE LA GLOBALIZZAZIONE
Definire in modo semplice la globalizzazione è molto difficile e probabilmente è impossibile trovare un concetto che investa correttamente tutti gli ambiti. Molti la usano in maniera impropria ed anche io trovo qualche difficoltà a fare qualche riflessione. Il mio vocabolario, sebbene non recentissimo, non ne dà una definizione e anche internet è molto vago sull’argomento. Se ci pensiamo bene la stessa parola ci fa capire che non c’è un aspetto della nostra esistenza cui non si ricolleghi. L’unico modo forse per darne un’idea e analizzare i fenomeni in cui si vede più chiaramente.
In senso generale si può affermare che sia un processo in grado di rendere società, economie, culture, consumi, …”omologati” ad un modello standard di livello mondiale. Questa è una realtà quotidiana tangibile molto anche nelle nostre case: possiamo possedere una macchina giapponese, un computer inglese, un televisore americano e tantissime altre cose ancora. Interagiamo con parti del mondo di cui non conosciamo nemmeno l’esistenza grazie allo sviluppo della telematica. I mezzi di trasporto hanno fatto tali processi tecnici che permettono lo spostamento in pochissimo tempo da un paese all’altro: con poche ore si può andare a Parigi e tornare. Questo fenomeno comporta dei vantaggi ma anche notevoli svantaggi: se ci pensiamo “Al Jazeera” è solo un’emittente radio che con una dichiarazione può mettere in ginocchio il mondo.
Forse l’ambito che può sintetizzare il concetto di globalizzazione è l’economia. Le multinazionali di oggi hanno filiali e fabbriche dislocate in ogni parte ma controllate da un unico centro direzionale. Pensiamo ad esempio alla “Nestlè” che ha inglobato la maggior parte dei produttori di dolci e detiene il monopolio di questi prodotti. Ormai sul mercato i prodotti sono fabbricati “in serie”, specialmente nel campo alimentare, sono distinguibili solo per le varie marche e sottomarche che poi però si riconducono ad un solo produttore, com’è stato detto. Da qui un problema: il prodotto perde il suo aspetto caratteristico perché deve essere uguale a tutti gli altri che vengono messi sul mercato. Si perde la cultura legata a questo e al suo luogo di provenienza.
Parlando dell’economia in senso più stretto, un esempio di come nel mondo globalizzato la decisione di un singolo influenzi il sistema planetario è la borsa; l’investimento, l’acquisto o la vendita di un titolo modificano il complesso azionario. L’11 settembre, con la caduta delle torri gemelle (questo fu però un evento di entità maggiore), le borse scesero e molte persone hanno bruciato i soldi investiti sui titoli interessati. La cosa poi è continuata, pensiamo ad i messaggi falsi o veri, che negli ultimi anni sono stati dati: l’avvistamento di Saddam, l’accerchiamento di Bin Laden e così via. Ognuna di queste notizie ha influito sulla borsa e possiamo immaginare l’ansia provocata nelle persone. E’ questa la potenza della globalizzazione che con una notizia può cambiare gli schemi mondiali.
Una globalizzazione c’è anche se si parla dei problemi dello sviluppo sostenibile. Ogni abuso fatto dell’ambiente si ripercuote sul sistema al livello planetario. Tutto il mondo ad esempio affronta il problema della scarsità d’acqua ma è solo il mondo occidentale che ne fa un uso smodato.
Un mondo globalizzato va bene per garantire le stesse possibilità a tutti, sarebbe importante globalizzare i diritti. Recentemente è stata scoperta la tecnologia del DNA ricombinante che permette di creare organismi geneticamente modificati (OGM). Questi OGM non hanno avuto molto successo nel mondo occidentale per l’opposizione di ambientalisti ma anche di persone che pensano siano cibi poco sicuri. Tuttavia questi OGM potrebbero risolvere il problema della fame nel mondo poiché offrono la possibilità di produrre ad esempio milioni e milioni di mele con la medesima quantità e qualità e distribuirli ovunque in tempi brevissimi. Che importa perdere una varietà di pianta se c’è la possibilità di salvare delle vite!
Come ho già fatto capire non credo che la globalizzazione sia un processo positivo o almeno come è stato gestito; nella fisica moderna il concetto di entropia, cioè disordine, è dove tutto è uguale ed implica che senza differenze in natura non avvengano processi. Poiché la natura tende al disordine, prima o poi ci sarà la morte termica dell’universo, non potranno più avvenire processi. Nello stesso modo io credo che un mondo globalizzato sia privo di confonti tanto da poter implicare la morte culturale del mondo.