LE POPOLAZIONI
Stella Marchino
Se si parla di popolazione in biologia si prendono in considerazione tutti gli individui di una stessa specie che vivono nella stessa regione geografica. In modo equivalente in demografia si parla dell’ “insieme delle persone che vivono in un determinato territorio”.
Attualmente vengono fatti molti studi sulla popolazione soprattutto in relazione al problema dell’ecologia. Questi studi ci permettono di capire come si è evoluta e come si evolverà la popolazione umana parallelamente al nostro pianeta. Uno dei primi ad effettuare queste analisi demografiche è stato Thomas Robert Malthus, un pastore anglicano ed economista che nel 1798 pubblicò “Saggio sul principio di popolazione”. Da allora i censimenti, le tavole di natalità, i tassi di crescita ed altri strumenti demografici hanno offerto un interessante quadro di sviluppo.
All’inizio dei tempi la densità era molto bassa, gli uomini erano pochissimi e la maggior parte del pianeta era inesplorato. Nel V millennio a.C. ci fu un grande balzo grazie alla scoperta delle tecniche agricole. I secoli successivi furono caratterizzati da epidemie di massa, pensiamo alla peste, che non permisero un grande accrescimento. Un’altra grande crescita si ebbe nella prima metà del 1800 con l’espansione europea della rivoluzione industriale. Infine la più grande crescita demografica, che si ripercuote anche sulle condizioni attuali, si ebbe nel XX secolo in particolare dopo la II guerra mondiale. Negli anni fra 1950 e 1970 ci fu un boom economico che ha messo le basi per le attuali società occidentali ed i loro modelli di vita.
Al giorno d’oggi si parla del problema della sovrappopolazione nel terzo mondo mentre l’Occidente affronta una crescita zero. Malthus aveva detto che una popolazione cresce più velocemente in relazione all’abbondanza di risorse. Ciò come vediamo non ha avuto un riscontro storico. Altri fattori influenzano infatti la crescita, pensiamo al tipo di politica e la posizione geografica. Interessante è analizzare questo ultimo aspetto. Geograficamente troviamo che circa il 50% della popolazione vive nell’Asia(Orientale e Meridionale), il 15% nell’Europa e nell’Ex-Unione Sovietica, il 17% in America(Settentrionale, Meridionale e Centrale) e infine il 12% in Africa. Da questi dati possiamo anche dedurre la condizione di questi paesi. La ricchezza e le politiche governative di un paese, influenzano molto la crescita e la decrescita di una popolazione.
Nei paesi occidentali e cioè quelli più sviluppati, l’istruzione ed i fattori sociali mantengono basse le nascite. Così basse che si ha quasi meno di un figlio per coppia. I genitori di oggi sono concentrati sul lavoro e sulla carriera. La mancanza di spazi nelle case, i contratti temporanei e quindi l’insicurezza economica scoraggiano i giovani prima dallo sposarsi e poi dal procreare. A tutto ciò si aggiunge il fatto che la speranza di vita è molto alta per via del benessere. Il risultato è che paesi come l’Italia sono diventati paesi d’anziani.
In Africa c’è il problema opposto, la densità di questo paese è bassa poiché molte aree sono inabitabili. Le zone abitabili affrontano quindi il grave problema della sovrappopolazione: le risorse sono scarse e le nascite non sono per nulla controllate. Questo è uno dei più grandi motivi per cui molta della popolazione di questo continente muore di fame.
Nei paesi in via di sviluppo sta avvenendo invece un fenomeno molto strano. Prendiamo ad esempio la Cina dove nonostante i disincentivi il tasso di crescita è altissimo. Ciò offre ampia manodopera ed una popolazione sempre giovane. Ecco qui che ci ricolleghiamo al problema del sostenere lo sviluppo. I PVS si avvicinano ai livelli di benessere dei paesi sviluppati.Cosa succederà quando questa enorme quantità di persone comincerà a fare pieno uso delle limitate risorse del nostro pianeta? Fino ad ora il sistema ha funzionato poiché solo ¼ circa della popolazione usa, sebbene in modo eccessivo, le risorse. In un futuro abbastanza prossimo, ma non troppo per tornare indietro, il pianeta non sarà in grado di garantire la sussistenza ai suoi abitanti.
Forse come dice Malthus e come confermano alcune teorie dell’ecologia, le popolazioni biologiche sono in grado di autoregolarsi. Ciò vuol dire che quando le risorse non saranno sufficienti per tutti, un’epidemia di massa, una carestia o qualcosa del genere decimerà la popolazione riportando tutto alla normalità.
Io credo che tutti noi non vogliamo che accada una catastrofe del genere quindi sarebbe il caso di attuare quei piani che possono permettere uno sviluppo sostenibile per tutti. Chi ha la possibilità di intervenire è come sempre l’Occidente. Un grande passo sarebbe sforzarsi di utilizzare le risorse in modo non egoistico e quindi razionale. Oltre, ovviamente attuare piani di contraccezione nel continente africano.
Nel futuro, se continueremo così, nessuno avrà più risorse ma per ora sono solo loro a morire di fame!