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Crisi del gas in Europa

Carlo Monachino 31/01/2006

Il 1 gennaio 2006 la Gazprom, impresa privata russa ma controllata con metodi ministeriali dallo stato, che opera in campo energetico, ha ridotto la pressione del gas nei gasodottti che portavano questo prezioso idrocarburo in Ucraina.

La tensione tra Russia ed Ucraina era già alle stelle dopo la scorsa elezione del filo-occidentale Yushenko ed il conseguente avvio di pratiche del governo ucraino per entrare nella NATO; ma ciò che ha provocato questa drastica rottura è stato il rifiuto ucraino di pagare il gas a prezzo internazionale, 250 dollari x metro3, anziché quello in uso fino ad allora (50 dollari x metro3). Se infatti tutti gli stati dell’ex URSS pagavano un prezzo di favore, da poco la Russia, obbligata dalle condizioni del WTO, è stata costretta a modificare tutti i prezzi non conformi a quelli internazionali. Dopo quindi l’accordo con le Repubbliche Baltiche per portare le tariffe a livelli di norma entro 2 anni, lo stato rimanente era l’Ucraina; ma essa non ha accettato la proposta della Russia, ed ha risposto "in malo modo"; tutto sarebbe ruotato attorno a una società di diritto svizzero di intermediazione, la Rosukrenergo. Questa società avrebbe comprato il gas dalla russa Gazprom a 230 dollari, avrebbe fatto altri acquisti in Turkmenistan e Kazakhstan a 50/65 dollari e poi avrebbe rivenduto il prodotto all'Ucraina a 95 dollari; il tutto per cinque anni. La replica ha colpito però non solo l’Ucraina, ma anche tutta l’Europa, in quanto il gasodotto in questione passa sotto questo stato, per poi diramarsi verso tutto il suolo europeo. Inoltre la pressione è stata diminuita ancora, quando c’è stato il secondo rifiuto dell’Ucraina della seconda offerta della Russia (50 dollari x metro3 x 3 mesi e poi 100 dollari x m3). Dopo quest’altra riduzione in Europa non arrivava che l’80% del gas della quantità prevista. La Russia, per questo disagio, ha incolpato gli ucraini di aver rubato il gas e messo quindi in difficoltà l'approvvigionamento europeo. Come rappacificatori dei due litiganti, quattro membri dell'Unione, Austria, Francia, Germania e Italia, avevano chiesto a Kiev e a Mosca di non fa ricadere sull'Europa il peso delle loro divergenze. La Russia ha ceduto ed ha riportato la pressione del gas alla normalità, ma la crisi del gasdotto tra Mosca e Kiev sembra tutt'altro che chiusa. Problema quindi sia politico sia energetico, che ha messo in risalto l’insufficiente preparazione a fronteggiare crisi di medio-lungo periodo e l’eccessiva dipendenza dai gasodotti per soddisfare il fabbisogno di gas: per esempio il 30% del gas consumato in Italia proviene dalla Russia. Molti esperti, quindi, suggeriscono di avviare una maggiore diversificazione degli approvvigionamenti nel medio-lungo periodo, favorendo anche i paesi non collegati via gasodotto tramite lo stoccaggio fisico e l’uso di impianti di rigassificazione.

 

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