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Crisi petrolifera: opportunità o sfortuna?

Martina Giovannella 07/02/06

L’aumento del prezzo del petrolio non è una novità degli ultimi anni e il Brasile, già dalla metà degli anni 70, ha trovato un’alternativa per non dipendere esclusivamente dal petrolio ed essere autosufficiente nel campo del combustibile per auto. La soluzione è la canna da zucchero, di cui il Brasile è uno dei maggiori produttori mondiali.  

Il processo di lavorazione si basa sulla fermentazione; una volta raccolta la pianta, questa viene pestata per ricavarne il succo che viene sottoposto al processo di trasformazione in alcool, da usare come combustibile. Una tonnellata di raccolto ha un potenziale energetico di 1,2 barili di petrolio e durante la lavorazione sono ricavati altri prodotti, come la corteccia, usata per alimentare le caldaie dell’azienda, e il residuo organico, che viene utilizzato per fertilizzare i campi. La quantità di CO2 emessa nell’atmosfera è poco inferiore rispetto a quella emessa dalla benzina, ma è la stessa che la pianta assorbe per crescere, quindi l’emissione totale è uguale a zero.

Il Brasile ha iniziato a produrre l’alcool dal 1975, subito dopo lo shock petrolifero, aprendo il progetto “Proalcol”, finalizzato all’incentivazione dell’utilizzo del combustibile “mas pulito do mundo”. Il paese ha investito ingenti quantità di capitali per incrementare la cultura della canna da zucchero e per costruire impianti adatti all’estrazione del combustibile, sperando in una vera e propria rivoluzione nel settore dei trasporti su strada. Invece alla fine degli anni 80 il prezzo del petrolio  si è abbassato e il progetto proalcol è stato abbandonato; i coltivatori della pianta, a causa dell’aumento del prezzo dello zucchero nel mercato internazionale, hanno preferito vendere all’estero il loro prodotto e quindi le aziende per l’estrazione dell’alcool, in mancanza di materia prima e di finanziamenti, sono entrate in crisi. Le vendite di auto ad alcool sono crollate, se nel 1984 su 100 auto vendute 94 erano ad alcool, la percentuale si è notevolmente abbassata negli anni, fino ad arrivare all’1% nel 2000.

Ma negli ultimi tempi si è registrato un aumento nella richiesta di auto ad alcool causato dalla nuova crisi petrolifera e il Brasile ha ripreso in mano il suo progetto. Attualmente le auto ad alcool sono il 60% del totale, e nelle pompe di benzina anche il normale combustibile è costituito per ¾ da petrolio e 1/4 da alcool, il massimo che il motore può sopportare.

La prima macchina ad alcool è stata fabbricata dalla Fiat, che adesso ha sviluppato un’auto ibrida, sia a benzina che ad alcool, infatti, dopo la prima crisi del progetto proalcol, è stato necessario rassicurare i consumatori che, se la produzione di alcool avesse fallito nuovamente, loro avrebbero potuto continuare a usare la loro automobile.

Il Brasile ha cominciato a rivolgersi ad altri paesi per questo progetto ed ha firmato un accordo con la Germania, che prevede che il Brasile acquisti 100 mila auto ad alcool dai tedeschi, che verseranno al Brasile 32 milioni di dollari. Attraverso questo accordo la Germania acquisisce un credito per l’immissione nell’atmosfera di 710mila tonnellata di CO2, secondo quanto previsto dall’accordo di Kyoto: se un Paese aiuta un’altra nazione a ridurre l’emissione di gas la riduzione viene conteggiata come se fosse avvenuta nel paese di riferimento.

Ma il Brasile aspira piuttosto all’esportazione dell’utilizzo di questo combustibile; secondo stime del governo brasiliano ci sono una ventina di paesi al mondo che potrebbero produrre  alcool, e la Cina, l’India e il Giappone si sono dimostrate molto interessate e si auspicano di importare dal Brasile il combustibile. Invece ci sono grandi difficoltà per l’esportazione dello zucchero e dell’alcool in Europa, a causa dei dazi imposti; il governo brasiliano sostiene che l’Europa dovrebbe cambiare politica e stimolare la domanda di alcool, in modo che anche nel mondo occidentale le crisi petrolifera costituisca un’opportunità, come lo è per il Brasile.

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