Friburgo:Il sogno diventa realtà
Un esempio pratico di sfruttamento di energia alternativa e di risparmio energetico
La città tedesca di Friburgo costituisce un mirabile esempio di sviluppo locale sostenibile, infatti è stata rinominata "la città solare" dal momento in cui, negli anni '70, dopo la crisi petrolifera, rifiutò l'energia nucleare per puntare sulle energie rinnovabili.
In linea con il Protocollo di Kyoto, questa città si è posta l'obiettivo di ridurre del 25 % l'emissione di gas; Friburgo agisce, interviene, ricerca, studiando le problematiche legate alla conservazione dell'energia, lo sfruttamento estensivo delle energie rinnovabili e le tecnologie collegate. Infatti la città ospita istituti all'avanguardia nelle ricerche sull'energia solare, e l'uso di questo tipo di energia la pone al primo posto della "Lega Solare" tedesca. In questo momento quasi il 5% dell'elettricità consumata a Friburgo proviene da fonti di energia sostenibile, grazie ai pannelli solari sovvenzionati che si trovano sui tetti delle case, scuole e uffici.
Inoltre, lo smaltimento dei rifiuti e gli impianti di riciclaggio sono molto sviluppati
, e recentemente i sobborghi vicini alla città sono stati progettati e costruiti tenendo a mente i problemi ambientali.
L'idea del viaggio di istruzione, nasce dalla curiosità di visitare i quartieri di Vauban e Rieselfeld che insieme includono circa 6.500 abitazioni autosufficienti in termini di energia, in quanto si avvalgono dell'energia solare e sono ben collegate con le varie parti del sistema pubblico di trasporti.
L'area dista dal centro città solo circa due chilometri, l'amministrazione comunale di Friburgo ha quindi comprato l'area dal Governo tedesco per trasformarla in un quartiere di alta densità per differenti gruppi sociali.
Il quartiere risulta essere un agglomerato di abitazioni che differiscono l'una dall'altra solo per il colore. La sensazione è quella di stare in un villaggio "irreale"; tetti di legno ricoperti di specchi (i pannelli), piccoli giardini condivisi da diverse famiglie, bambini che giocano liberamente per le vie del quartiere, quasi come protetti dalle mura dell'ambiente in cui vivono. L'insieme è reso bizzarro dalla vivacità dei colori dell'intonaco delle case e dal modo in cui vengono riciclati certi materiali, ci riferiamo, ad esempio, ad una ringhiera ricostruita artigianalmente con raggi di bicicletta.
Luogo privo della frenesia delle città italiane e dei rumori incessanti del traffico: non ci sono auto ma bici, non smog ma aria respirabile; in particolare colpisce la disponibilità ad utilizzare un unico parcheggio, comune all'intero quartiere, che dista almeno cinquecento metri dalle prime abitazioni. Il tutto in nome di un atteggiamento universalmente condiviso che prevede disponibilità, rispetto e collaborazione.
Siamo rimasti sorpresi di fronte a questo modo così diverso di affrontare l'appartenenza ad uno stesso quartiere, da cui consegue un differente approccio sociale dove non esistono "liti condominiali" -o perlomeno questo è quello che appare-.
L'adesione ad uno sviluppo sostenibile è dimostrato anche dal piano urbanistico: è in programma la costruzione di alloggi -almeno per 5000 abitanti- autosufficienti in termini di energia, poiché dotati dei pannelli fotovoltaici. Gli edifici diventano così vere e proprie centrali che forniscono energia senza inquinare e per i proprietari rappresentano anche una fonte di guadagno.
In prossimità di questo quartiere si trova la casa solare Heliotrop, un esperimento davvero ben riuscito. Rolf Disch ne è il proprietario ed anche l'architetto, che ha costruito una particolare abitazione privata, a forma di cilindro poggiato su un gambo centrale che gli permette di ruotare ed "inseguire" il sole. La costruzione è dotata di pannelli fotovoltaici che ruotano insieme all'abitazione così da sfruttare meglio l'energia solare, per produrne molta più di quella che viene consumata.
L'esempio invece dell'uso della nuova "fonte", quella del risparmio energetico, lo troviamo nel quartiere di Rieselfield, in cui non vengono sfruttati i pannelli solari, ma viene usato l'isolamento dal caldo e dal freddo, attraverso strati di almeno quaranta centimetri, che riescano ad intrappolare il caldo che è già all'interno dell'abitazione.
La visita a Vauban ci ha permesso di capire che basta "poco" per rendere attuabile un protocollo, come quello di Kyoto, apparentemente irrealizzabile e lontano. In realtà è sufficiente, e necessaria, collaborazione e spirito di adattamento, al fine di creare un contesto che riesca a conciliare la comodità con l'utilità e l'estetica, in funzione del rispetto ambientale.
Roberta Marrocolo
Tiziana Materazzini
Gloria Moroni