Idrogeno verde: la nuova frontiera dell'energia pulita
Sara Danielli
Il 6 settembre del 2003 il sig. Jeremy Rifkin, presidente della "Foundation on Economy Trends" ha scelto Orvieto, in quanto città capo delle città slow, per avviare il suo progetto di Hidrogencyties. Il comune di Orvieto si è impegnato a proseguire un'iniziativa che dovrebbe portare, entro qualche anno, alla formazione di tante piccole centrali ad "idrogeno verde" che sostituiscano, parzialmente o completamente, le tradizionali fonti di energia non rinnovabili.Orvieto è quindi al centro di un progetto che coinvolge un centinaio di cittàslow europee inserito in un più globale programma di sviluppo sostenibile.
Ma esattamente quale è l’obbiettivo del sig Rifkin? Egli vuole creare una rete nazionale di collegamento energetico che permetta ad ogni singolo utente di essere contemporaneamente produttore e consumatore di energia. Vuole “democraticizzare l’energia” rendendo i consumatori indipendenti dagli attuali distributori.
Tutto questo sembra ora realizzabile grazie all’introduzione delle celle a combustibile (fuel cell) a idrogeno per uso domestico.Con questo nuovo sistema ogni privato cittadino sarebbe in grado di produrre energia immagazzinabile sotto forma di idrogeno grazie a dei semplici pannelli solari o di prelevare dalla rete più energia di quanto necessario per immagazzinarla. I produttori di energia quindi, oltre ad essere
autosufficienti, anche in caso di blackout o simili, potrebbero immettere in rete l’energia prodotta in eccesso.
Anche se non considerassimo gli ostacoli ideologici o finanziari che potrebbe incontrare questo progetto, i problemi pratici per la sua realizzazione a breve termine sono essenzialmente due: l’elevato costo e la difficoltà di realizzare una rete nazionale efficiente che colleghi milioni di utenti. Pur non essendo più una tecnologia sperimentale quello dell’energia dell’idrogeno è ancora un settore molto caro, tanto per dare un’idea il osto di una fuel cell si aggira sui € 3000 e, per far andare una macchina di media cilindrata ne occorrono circa 250.Nonostante questo però alcuni stati europei, e anche qualche città italiane stanno intraprendendo questa strada, oltre al magistrale esempio di Orvieto la città di Settimo, in Piemonte, ha costruito, al costo di circa 1.000.000 di euro, la prima palazzina completamente ad energia solare che ha un impianto di stoccaggio dell’idrogeno e, a Roma, il parco divertimenti di Valmonte, vicino all’Università “La Sapienza” funziona esclusivamente ad energia pulita. Nell’ambito più strettamente domestico questa scelta sembra più vantaggiosa, con una spesa di 25000 € una normale abitazione potrebbe installare un sistema che la renda undipendente e che, anzi, dopo dieci, dodici anni le cominci a rendere qualcosa grazie all’immissione in rete della sua energia in eccesso.
Mentre la questione degli altri costi sembra comunque risolvibile attraverso la ricerca, più complicato è il problema dell’istituzione di una rete energetica nazionale. Al giorno d’oggi questa rete è collegata in maniera poco conveniente, è incapace di assorbire energia dai singoli produttori e, soprattutto è incapace di fornire energia in maniera mirata ai consumatori, questo porta spesso ad ingorghi che causano sprechi e, a volte, blackout.
Secondo Rifkin è necessaria la costruzione di un sistema analogo a quello di internet, nel quale ogni utente connesso ad un modem può immettere o scaricare dalla rete i dati secondo le sue necessità. Questa modificazione così radicale, oltre ad una spesa esorbitante da parte dello stato, comporterebbe anche la necessità della creazione di programmi software molto complicati in grado di gestire l’intero sistema.
Esperimenti del genere sono già stati fatti in America dove alcune aziende private, hanno voluto provare un sistema di questo tipo. La rete creata ha il nome di FACTS (sistema alternativo e flessibile di trasmissione di corrente) che, grazie a sensori e programmi software (denominati Sage System) può trasferire energia in maniera mirata e a basso costo.
Se veramente fosse possibile attuare un sistema di questo tipo ci si aprirebbero prospettive che, difficilmente, siamo in grado di prevedere. Oltre ad essere sostanzialmente ad impatto zero (poiché l’idrogeno verde viene prodotto da fonti completamente rinnovabili) le fuell cell ci renderebbero virtualmente indipendenti dal petrolio e da qualsiasi tipo di energia fossile, determinando così la fine delle lobby del petrolio, delle guerre per il petrolio e di tutte le questioni di politica internazionale legate ad esso, che sarebbe troppo lungo da trattare qui. L’energia dell’idrogeno sarebbe poi assai competitiva per quei villaggi del terzo mondo non ancora collegati alla rete elettrica, soprattutto in un momento storico come questo in cui il petrolio supera i 60 $ al barile.
Ma, più realisticamente, dobbiamo considerare che quello che auspichiamo, pur essendo uno scenario estremamente invitante rimane comunque di difficile e distante realizzazione,tuttavia se si riuscisse a diminuire realmente i costi sarebbe un’ottima alternativa alla distribuzione tradizionale di energia, una rivoluzione che viene dal basso ma che potrebbe raggiungere le sfere più alte.
Sara Danielli
Link
http://www.comune.orvieto.tr.it/I/3B0249B2.htm
http://www.espressonline.it/eol/free/jsp/detail.jsp?m1s=null&m2s=a&idCategory=4791&idContent=280472
http://www.espressonline.it/eol/free/jsp/detail.jsp?m1s=null&m2s=a&idCategory=4791&idContent=262933
http://www.repubblica.it/2005/b/sezioni/cronaca/smog1/rifkin/rifkin.html