Il problema del debito
Stella Marchino
« …et dimìtte nos dèbita nostra
sìcut et nos dimìttimus debitòribus nostris… »
Il 26 dicembre 2004 il Sud-Est Asiatico è stato sconvolto da uno spaventoso Tsunami che tra i tanti danni che ha provocato ha il merito di aver portato a galla una problematica da anni molto rilevante: il debito che i paesi poveri hanno contratto con i paesi ricchi.
Questo debito è un fenomeno complesso che vale la pena di analizzare.
Il mondo si può considerare diviso in due parti: la parte dove viviamo noi, quella occidentale sviluppata tecnologicamente ed economicamente dove regna il benessere. L’altra parte è l’opposto e cioè miseria e sottosviluppo. Come è chiaro i secondi hanno bisogno di molti aiuti, specialmente finanziari, che solo i primi sono in grado di dare loro. Da questa situazione di partenza i paesi ricchi hanno cominciato a fare da creditori per i paesi poveri che in questo modo si indebitano.
Con l’andare avanti le cifre che i paesi poveri dovrebbero rendere sono diventate astronomiche (senza considerare gli interessi…) tanto che sono in molti a pensare che il debito andrebbe cancellato senza “se” e senza “ma”. Anche perché, tolto quello, molti paesi come l’Argentina e il Brasile (che sono frenati dal debito) avrebbero la possibilità di riscattarsi, di iniziare uno sviluppo proprio e di non essere controllati finanziariamente da noi occidentali. Essere indipendenti insomma.
Se poi cerchiamo di essere obiettivi anche noi dovremmo rendere qualcosa a queste nazioni più sfortunate. Il nostro benessere è infatti dovuto alle risorse e alle materie prime di ogni tipo che questi paesi in genere possiedono in grandi quantità ma che non possono sfruttare. Non hanno strutture in grado di gestirle e amministrarle e non hanno nemmeno la possibilità di crearne. Così i paesi tecnologicamente ed economicamente più sviluppati possono comprare al loro prezzo di costo che è bassissimo queste materie prime; mediante le avanzatissime strutture di cui dispongono farne prodotti da inserire sul mercato. Chiaramente poi anche i paesi meno sviluppati hanno bisogno di certi beni e di certi servizi e li devono comprare dai primi a prezzo "normale". Tutto ciò è una realtà che ormai vediamo tutti giorni sui nostri telegiornali con la guerra del petrolio. L’ingiustizia del meccanismo si vede nel fatto che seguendo la logica di questo sistema i paesi più ricchi diventano sempre più ricchi e i paesi poveri sempre più poveri. In questo modo è inevitabile che il mondo resti diviso in due parti. Perché se ci pensiamo bene i creditori possono anche esercitare un notevole controllo, bloccando o incitando investimenti a proprio vantaggio. Il controllo oltre che economico diventa anche psicologico.
Dal punto di vista morale siamo tutti d’accordo che il debito andrebbe cancellato ma la problematica non è mai stata presa in considerazione o per disinteresse o per volontà fondata. Molte campagne per la cancellazione del debito, come quella italiana “Sdebitarsi”, premono molto sugli organi politici ma la cosa non prende il via. Anche in passato è stato così se pensiamo che in Italia nel 2000 è stata approvata una legge internazionale che prevedeva di cancellare il debito per un minimo di 8mila miliardi di lire. La legge è buona, ma fino al 2003 è stata applicata solo a due paesi. Per il resto in Italia non sono state prese altre iniziative, in Inghilterra ad esempio qualcosa è stato realizzato concretamente.
Vista dalla parte di una giovane studentessa come me che si affaccia alle problematiche del mondo contemporaneo la cosa sembra assurda; non capisco come tutta questa storia possa aver avuto inizio, sembra logic che quando si presta aiuto, specialmente a chi sta peggio di noi, non si chieda niente in cambio anche perché questo probabilmente ricadrà nel bisogno per ripagare chi comunque sta bene. E poi non capisco perché i paesi ricchi sono così attaccati a questo debito, per loro cancellarlo non significherebbe rinunciare a molto ed i risultati sarebbero grandi in confronto. Siamo talmente avidi che non siamo in grado di fare un’opera buona senza monetizzarla o senza ricevere in cambio qualcosa? Per riprendere il titolo, anche la preghiera cristiana sembra che contempli questa problematica!
Secondo me è un’ingiustizia organizzata e anche giustificata e fino a che sussisterà questo sistema il mondo sarà sempre diviso fra poveri e ricchi…certo bisogna considerare molte altre componenti.
Per ora va così ma spero che qualcosa possa cambiare e il disastro nel sud-est Asiatico potrebbe essere un’occasione, se così la vogliamo chiamare, almeno per riflettere. Il prossimo anno, al G8 che si terrà ad Edimburgo, sarà esaminata la proposta di Gordon Brown il ministro delle finanze britannico e cioè, eliminare il debito nei 42 paesi più poveri nel mondo; io confido nel fatto che per allora si sia già recuperato un po’ di buon senso e la macchina per l’eliminazione di questo grande problema si sia già messa in moto….
Informazioni prese da:
http://www.sdebitarsi.org/modules.php?op=modload&name=News&file=index&catid=&topic=7&allstories=1
http://www.scaruffi.com/feltri/us14.html
http://www.comedonchisciotte.luogocomune.net/modules.php?name=News&file=article&sid=400
http://web.tiscali.it/gicis/raggiredebito.htm
http://www.esteri.it/ita/4_28_65_64_58.asp