Sviluppo sostenibile:troppo sfruttamento, poca informazione
Muffallanno Marina
Il termine sviluppo sostenibile è stato utilizzato per la prima volta nel 1987,anno in cui l'ONU instituì la commissione Brundtland per l'ambiente e lo sviluppo. Il termine sta ad indicare una forma di sviluppo che soddisfi i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere quelli delle generazioni future. Lo sviluppo sostenibile è perciò proiettato verso il futuro. Ma quali sono le soluzioni necessarie pe raggiungerlo e, soprattutto, quali sono i costi? Tra le possibili soluzioni la migliore è sicuramente una redistribuzione egualitaria delle risorse, ma siamo sicuri che poi questa redistribuzione sia realmente egualitaria? Di sicuro i provvedimenti amministrativi son insufficienti affinchè la gestione delle risorse sia equa e razionale; questo è il motivo per cui oggi molto spesso sentiamo parlare di scarsità delle risorse. Ormai è tardi: l'uomo ha sfruttato la natura più che poteva e ormai si trova costretto a cercare le cosiddette energie alternative, ovvero nuove forme di energia che continuerà ad utilizzare finchè anch'esse non saranno esaurite, generando così una reazione a catena interminabile. Oggi stanno sorgendo, anche se timidamente, degli strumenti e delle strategie per incoraggiare e favorire lo sviluppo sostenibile: ma non è di incoraggiamento che c'è bisogno, piuttosto di tutela, controllo e soprattutto di informazione dei cittadini che sono ancora troppo poco informati riguardo alle problematiche geologiche ed economiche che minacciano l'uomo e l'ambiente. Come possiamo pretendere di favorire le generazioni future se non siamo capaci di soddisfare i nostri bisogni in maniera razionale ed equa?