Una Multinazionale: Nestlè
Lorenzo Cerchecci
L’economia dei giorni nostri è dominata da società, le multinazionali, che producono beni di largo consumo e li vendono in tutto il mondo. Sono imprese che hanno la loro sede in uno stato, ma che hanno molte filiali sparse in tutto il globo, spesso nei paesi sottosviluppati, dove la manodopera costa meno e dà meno problemi. Queste società lavorano il prodotto fin dalla materia prima, e lo vendono pubblicizzandolo intensivamente, ma occultando quello che avviene in sede di produzione. Tra le più importanti e discusse multinazionali c’è la Nestlè, il più grande produttore di cibo mondiale, il primo nel settore agro-alimentare. Ha stabilimenti in circa 80 paesi al mondo, tra cui Brasile, Colombia, Guatemala, Indonesia, Kenya, Senegal, Sri Lanka, Papua Nuova Guinea, Honduras, Turchia. Produce quasi tutto quello che noi vediamo confezionato in vendita nei supermercati, ed è partner di altre società impegnate nello stesso campo, come McDonald’s; tra i prodotti Nestlè più famosi troviamo Nescafè, Nesquik, Buitoni, Acqua Lievissima, San Pellegrino, Motta, Beltè, KitKat, Smarties, Galak, Fruttolo, Formaggino Mio, Perugina, L’Oreal, Friskies e così via per un elenco interminabile. Purtroppo dietro alla bella presenza di questi prodotti buoni e dalle confezioni colorate si nascondo logiche poco corretto, violazioni al codice OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), politiche pubblicitarie ingannevoli e sfruttamento di lavoratori nei paesi in cui ha le filiali. Si possono portare degli esempi, tra cui l'aver etichettato come cioccolato prodotti fatti anche senza il cacao, ulteriore mezzo per pagare meno i contadini dei paesi produttori e le gravi condizioni in cui versano i coltivatori di caffè e del cacao del sud del mondo, causa dei metodi commerciali ispirati alla logica del profitto. Ad esempio, nel 1989 i lavoratori della fabbrica di cioccolato di Cacapava, in Brasile, scioperarono per le misere condizioni di lavoro, compresa la discriminazione verso le donne, la mancanza di indumenti protettivi e le inadeguate condizioni di sicurezza; dopo due mesi, 40 operai erano stati licenziati, inclusi gli organizzatori dello sciopero. Ma il problema per cui in questo momento Nestlè è più attaccata e per cui si sta combattendo è soprattutto quello del commercio del latte materno. Secondo dati ufficiali dell’UNICEF in un anno muoiono più di un milione di bambini per il mancato allattamento materno; molti altri si ammalano gravemente. Purtroppo c'è che incoraggia le madri nei paesi del terzo mondo dove ci sono le fabbriche a fare uso dei propri prodotti. Un’altra strategia di grande successo consiste in forniture gratuite agli ospedali; in Gabon, nonostante il governo abbia espresso parere contrario, queste donazioni per incentivare il consumo continuano; nelle Filippine sono state scoperte delle infermiere, “assoldate” dalla Nestlè, che andavano di madre in madre per convincerle ad usare certi prodotti. Il latte in polvere per bambini genera dipendenza, e per il suo acquisto le famiglie, già povere, spendono un patrimonio. Ma non finisce qui; dopo averlo comprato, il latte necessita di acqua per essere diluito, e l’acqua nei paesi poveri è piuttosto malsana. Si causa così in primo luogo malnutrizione, per poi passare a malattie come la dissenteria, disidratazione ed infine morte del bambino. Se si inizia l’allattamento con il latte in polvere, l’organismo umano, dopo un certo periodo, non produce più latte, è quindi necessario per la famiglia acquistare questo latte; è così che si creano nuovi consumatori. Inoltre l’allattamento al seno è fondamentale, non solo dal punto di vista nutrizionale, ma anche per il passaggio di anticorpi, che proteggono dalle malattie; a maggior ragione in una società povera costituisce una indispensabile fonte di sopravvivenza. La Nestlè è invece impegnata a scoraggiare l’allattamento dal seno, per vendere più latte in polvere, anche se la promozione di questo latte per bambini è proibita dal codice OMS e dall’UNICEF. Come se non bastasse, la Nestlè ignora i consigli dell’OMS, facendo inj certi casi usare i propri prodotti per il neonato dopo appena due settimane di vita, quando invece sono consigliati sei mesi. Spesso le etichette dei prodotti venduti nel terzo mondo sono incomplete ed illeggibili. Questi atti perpetrati dalla multinazionale continuano dal 1873, anno in cui la Nestlè iniziò ad importare il suo latte nelle colonie; attualmente in India è sotto processo per la questione delle etichette; nel 1939 la compagnia esportava in Singapore e Malesia prodotti etichettati “ideali per bambini delicati”, quando in Gran Bretagna ne era vietata la vendita per casi di rachitismo e cecità. Naturalmente i casi più gravi si hanno per la Nestlè nei paesi del terzo mondo, dove può influenzare gli autoctoni offrendogli lavoro e propinandogli prodotti con il solo obbiettivo del profitto. Ma anche in occidente si muovono delle accuse alla compagnia, oltre a quelle per ciò che è già stato detto. I casi più frequenti sono quelli dovuti alle pubblicità dei prodotti, giudicate ingannevoli. Ad esempio, negli Usa, è stata messa sotto accusa la pubblicità del nuovo latte ipo-allergenico Good Start, ma questo è poco rispetto a quanto noi stessi possiamo vedere con i nostri occhi: pubblicità di ogni tipo, non solo della Nestlè, ci ingannano ogni giorno, plagiandoci la mente per portarci a comprare questi prodotti frutto di un processo di produzione per molte volte oscuro a tutti. Contro le scelleratezze che la Nestlè compie nei paesi poveri, e contro gli inganni a cui ci sottopone, esistono persone che boicottano gli stessi prodotti in vendita. Il primo boicottaggio alla Nestlè è partito ormai molti anni fa, e fu sospeso nel 1984, poiché la stessa promise di rispettare il codice OMS. Le promesse non vennero mantenute, ed il boicottaggio venne riattivato nel 1988, con particolare attenzione verso uno dei prodotti più famosi, il Nescafè. Sempre più attenzione è posta sulla Nestlè, che ora ammette anche che le forniture gratuiti negli ospedali sono dannose. Si rifiuta però di bloccarle negli ospedali, a meno che i governi facciano leggi più precise in materia. La Nestlè è comunque preoccupata per il danno alle vendite ed alla reputazione; il boicottaggio è appoggiato in tutto il mondo da migliaia di persone e da centinaia di organizzazioni (anche la chiesa d’Inghilterra), che dichiarano di non interromperlo finché la compagnia non fermerà le sue irresponsabili pratiche di commercializzazione. Chiaramente il boicottaggio non è un arma molto potente, ma a livello individuale ognuno può attraverso di esso fornire il suo sebben minimo aiuto per sensibilizzare la situazione, sarebbe più appropriato però che i governi indagassero sui reali misfatti di multinazionali come la Nestlè, per limitarli il più possibile.