commercio illecito:deforestazione illegale
Giulia Battistelli
Oggi noi tutti seguiamo con grande attenzione il fenomeno del disboscamento che per oltre 50 anni è stato perpetrato nelle foreste un tempo rigogliosissime e oggi ormai distrutte, in cui si sono dimezzate le specie viventi di flora e fauna. Poi però tralasciamo di chiederci dove questo legno vada a finire. Purtroppo è proprio questa la parte peggiore, lo consumiamo noi, giorno per giorno, la maggior parte sotto forma di prodotti a basso costo! Ovviamente la distruzione delle aree boschive non è sempre autorizzata e viene da domandarsi come sia possibile una tale situazione. La risposta si trova nella scarsissima trasparenza sugli acquisti e la mancanza di una adeguata legislazione che consenta di tenere sotto controllo gli scambi commerciali. Secondo stime del WWF il 13% del legno acquistato da i Paesi appartenenti al G8 e la Cina potrebbe essere illegale e in questo caso si parlerebbe di almeno 53 milioni di metri cubi l’anno.
Sono moltissime le organizzazioni non governative che oggi si occupano di questo fenomeno incredibilmente vasto che interessa praticamente ogni continente ma, sembrerebbe, senza risultati. Facendo fede all’Ocse, infatti, ogni anno vengono tagliati almeno 60 milioni di metri cubi di legname e il giro di soldi sporchi che ne deriva si aggira intorno ai 150 miliardi di dollari. Le conseguenze sono tragiche poiché il fenomeno non comporta soltanto la distruzione dei grandi “polmoni verdi” della Terra, come le grandi foreste dell’Africa Occidentale o quella Amazzonica, ma provoca incredibili danni dal punto di vista politico e istituzionale. Le associazioni mafiose che gestiscono questo business internazionale hanno infatti escogitato efficienti sistemi per ridurre al minimo le tasse da pagare agli Stati di appartenenza, i quali, essendo prevalentemente sottosviluppati ne abbisognerebbero fortemente. Ovviamente poi il denaro viene investito nei modi più vari, oltre che per l’immediato arricchimento personale, anche per importare illegalmente armi e sostenere le guerre tra poveri che spesso affliggono i Paesi coinvolti.
Negli ultimi anni c’è stata una fortissima sensibilizzazione dell’opinione pubblica che ha iniziato ad interessarsi maggiormente alle questioni ambientali che affliggevano il pianeta. Questa presa di coscienza da parte della gente si è rivelate determinante poiché sono partite manifestazioni, azioni dimostrative, appelli e denunce che hanno consentito di intervenire nei meccanismi di mercato e favorire la vendita di prodotti più sicuri per l’ambiente. Da questo punto di vista la grande svolta si è verificata con la nascita nel 1993 in Canada del Forest Stewadship Council (Fsc), una Ong per la difesa di foreste, popolazioni indigene ed enti di certificazione.
Tutto questo, però, non è sufficiente! Il vero cambiamento potrà avvenire soltanto quando i Grandi Stati decideranno di attivarsi per ottenere una maggiore sicurezza del sistema. Infatti, pur sapendo quanto le conseguenze del commercio illegale del legno siano tragiche, persino in Europa sono pochissimi, solo Francia Germania e Regno Unito, i paesi che si sono ufficialmente impegnati ad acquistare esclusivamente legname di cui si conosca con certezza la provenienza. Per giunta di questi solo l’Inghilterra ha intrapreso effettivamente politiche d’acquisto rigorose. L’Italia invece non ha ancora fatto il passo decisivo e non dimostra la necessaria risolutezza, nonostante sia il sesto importatore di legname al mondo e un suo intervento potrebbe rivelarsi di importanza determinante.
Nel nostro piccolo, comunque, possiamo fare ancora qualcosa, continuando a richiedere prodotti sicuri per evitare che un fenomeno così tragico dal punto di vista umano e ambientale sia destinato a continuare ancora nel tempo, provocando la distruzione totale di uno dei più importanti e magnifici patrimoni che ci appartengono come quello forestale.