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Le tecnologie ed il Terzo Mondo

Lorenzo Cerchecci

Il problema, anzi i problemi, relativi al terzo mondo, sono molto attuali. Siamo arrivati quasi al punto di non ritorno per uno sviluppo sostenibile del pianeta e dell’umanità. L’ordine globale non è equilibrato; la forbice tra miseria e benessere aumenta sempre di più, mentre le piccole politiche per lo sviluppo sostenibile degli stati non riescono ad invertire questo processo distruttivo. Noi, che viviamo nella società del benessere, siamo abituati ad usufruire di comfort e lussi che neanche apprezziamo, sprechiamo immani quantità di risorse senza rendercene conto, e non riusciamo a capire cosa vuol dire fare i conti quotidianamente con fame e miseria. Purtroppo invece non sono poche le persone che ne sono costrette; e lo sono anche per supportare il nostro benessere. Ma, in virtù dello sviluppo della tecnologia e della ricerca scientifica che riusciamo a portare avanti oggi, abbiamo il dovere di salvare, od almeno tentare di farlo veramente, più vite umane possibile. Naturalmente una soluzione definitiva a tempo breve per il problema del terzo mondo non è possibile, per quanto questo fenomeno è legato a quello in generale dello sviluppo sostenibile e per quanto servirebbe uno sforzo comune e consistente di tutte le nazioni sviluppate. Però, senza avere velleità di salvare il mondo in pochi giorni, possiamo attuare delle svolte consentite dall’innovazione scientifica. Le nuove tecnologie che vengono scoperte in laboratorio e che permettono una vita sempre migliore, potrebbero essere usate per risolvere i problemi quelli gravi, senza farsi intimidire dalle spinte irrazionali e moralistiche. A tal proposito, come espresso dal genetista E.Bonicelli su Repubblica, i cibi transgenici costituiscono un’opportunità senza tanti rischi per tutti, ma particolarmente il problema della fame. I vantaggi sono palesi: produzione di molto più cibo, a livello globale, di alta qualità, più elevata anche rispetto ai cibi normali, e soprattutto prezzi più bassi. Tali cibi si produrrebbero dappertutto, senza bisogno di intaccare di molto il clima della zona. Naturalmente molte critiche sono mosse all’uso dei cibi transgenici e degli organismi geneticamente modificati (OGM); le persone in genere sono scettiche rispetto a questo tema, causa dell’insufficiente informazione, e gli ambientalisti non sono convinti che gli effetti di tale uso siano positivi; dichiarano infatti che l’introduzione di siffatti cibi in ambienti in cui prima erano inadatti, provocherebbe la destabilizzazione dell’ambiente anche a lungo termine. Certamente nulla è a rischio zero, ma nel caso dei cibi transgenici credo che valga la pena, perché le conseguenze potrebbero essere buone oltre che per le persone anche per l’ambiente stesso. Ad esempio se si producessero piante già resistenti contro i parassiti e le malattie dei vegetali, non sarebbe necessario lo spreco di tutte quelle sostanze chimiche che servono per la loro protezione, sostanze chimiche che davvero inquinano l’ambiente. La ricerca scientifica deve avere un ruolo fondamentale per lo sviluppo sostenibile perché è grazie all'introduzione di nuove tecnologie che lo si sostiene. Purtroppo il clima odierno non aiuta una seria e critica discussione su tali temi. La gente comune non è informata e parla per parlare; c’è una diffusa opinione, negativa, riguardo gli scienziati, considerati "creature empie ed immorali". A noi, che viviamo immersi nel lusso senza troppo accorgersene, che sprechiamo tutto, che non apprezziamo quello che abbiamo e che siamo capaci solo di lamentarci, è prospettata la possibilità di sostenere uno sviluppo sostenibile, necessario per tutti, attraverso l’uso della ricerca per salvare delle vite. Ed è questa la cosa più importante, salvare delle vite e sostenere uno sviluppo positivo per tutti, più importante dei rigori morali e dell’indifferenza che regnano ancora sovrani nella nostra cultura, che dovrebbe avvalersi di un senso critico più ampio e da una mentalità più aperta alle innovazioni.

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