GUERRE e GLOBALIZZAZIONE
Stella Marchino
Guerra: combattimento armato dettato da tensioni politiche, sociali ed economiche. Da sempre l’indole violenta dell’uomo si esprime in questi scontri, sprecando forze psichiche e fisiche per elaborare armi e strategie sempre più efficienti ed applicarle militarmente. Quanto ingegno sprecato solo per farsi del male invece di unire le forze e raggiungere un obiettivo comune. Da questo punto di vista emerge una razza umana incapace di convivere pacificamente con tolleranza e comprensione. Storicamente così è stato, pensiamo all’impero romano che sottomettendo violentemente i popoli si era espanso in modo esagerato per i tempi. Abbiamo poi guerre feudali, guerre che durano 30 anni ed altre addirittura 100. Per non parlare delle due guerre mondiali che mettono praticamente in conflitto tutto il globo. E’ proprio da qui però che si parte per poter definire il concetto di guerra oggi. Sappiamo infatti che dopo la II guerra mondiale si costituiscono due blocchi: il mondo comunista della Russia ed il mondo capitalista degli Stati Uniti. Questa contrapposizione determina una situazione di guerra fredda e cioè uno scontro non armato. Non ci sono combattimenti di grande portata ma solo tensioni talmente grandi che talvolta rischiano di diventare conflitto armato. La guerra fredda dello scorso secolo è il primo esempio di guerra globalizzato, un questione cioè in cui tutti sono coinvolti. In quegli anni infatti anche tutti i paesi dell’Europa si dovettero necessariamente schierare da una parte o dall’altra. L’orientamento determinò così scelte economiche e politiche che hanno determinato le società del futuro. In quegli anni oltre questo è cambiato anche il modo di combattere, già dalle due guerre mondiali lo scontro corpo a corpo “non andava più di moda”, la tecnologia aveva elaborato armi più sofisticate e più temibili. Oggi i bombardamenti sono in grado di radere al suolo intere città in pochi secondi, abbiamo poi armi chimiche, armi nucleari ed altri metodi di distruzione che noi uomini comuni possiamo a fatica immaginare. La guerra da fredda è pian piano divenuta semi-calda fino alla guerra terroristica odierna. Il terrorismo conta nella sua storia episodi concreti ma la sua più grande forza sta nel generare lo spavento. La paura che si crea è generale ed ecco che si parla nuovamente di guerra globalizzato. Al giorno d’oggi tutti abbiamo paura degli attentati. Memori delle torri gemelle temiamo più che mai il mondo arabo ed i mass media contribuiscono a seminare questo panico. In effetti al giorno d’oggi le notizie volano da un capo all’altro del mondo nel vero senso della parola. I terroristi giocano tutto sul diffondere una notizia(anche falsa) solo per creare scompiglio e mettere in ginocchio l’occidente. Oltre questo le tecnologie comunicative veloci ed efficienti servono anche per organizzare gli attentati. Questa è secondo me la massima espressione di guerra globalizzata dove ogni singolo ha la possibilità di influenzare il totale. Ogni parte si interseca con le altre ed è perciò difficile avere un quadro obiettivo e veritiero in questa omogenea eterogeneità. Tuttavia ciò che vorrei sottolineare è che sebbene ho fino ad ora parlato di una guerra senza scontri purtroppo ancora oggi troppe guerre sono in atto e la guerra globalizzato stessa ha fatto una grandissima parte di vittime. Pensiamo a chi è morto negli attentati, alla guerra in Iraq, ancora oggi dopo 3 anni ci giungono notizie di morti in quelle zone. Ma ciò che è veramente più desolante è che a morire non sono i capi di stato o i militari ma i civili. Nelle guerre di questo tipo chi risente di più delle tensioni è la popolazione. Le persone travolte da una guerra di cui non ne comprendono nemmeno il motivo. Affrontano così la distruzione, privati tutto ciò che appartiene loro: uno stato, dei diritti, una vita. Non concepisco che nel 2006, nel nostro mondo si combatta ancora. Non possiamo aver utilizzato tanto intelletto per generare una guerra che siamo poi incapaci di fermare. Talvolta mi sento dire che la pace è un’utopia. Io non ci credo o almeno non voglio credere che l’uomo è nel profondo un “lupus” egoista come affermava il filosofo Hobbes. Preferisco pensare che l’uomo sia un individuo capace di rendersi conto che nel nostro secolo è necessario globalizzare le forze, e non le guerre, per poter un futuro molto prossimo in cui avremo difficili problemi come la limitatezza delle risorse. Invece ci mettiamo a litigare anche per queste: gli animali spinti dall’istinto si combattono per ciò che vogliono ottenere, ma noi dovremmo avere anche la ragione.