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IMMIGRAZIONE E INTEGRAZIONE

Roberta Aquili

Da paese di emigrazione, l’Italia è diventata un grande centro d’immigrazione: nel 2004 sono stati registrati ben 2.730.000 stranieri nel nostro Paese, provenienti dall’Europa, dal Nord Africa, dall’Asia, in particolare Cina, Filippine e India, dall’America Latina, dall’Oceania e apolidi. L’ingresso di persone provenienti dalla penisola balcanica è motivato dallo scoppio dei conflitti legati al frazionamento dell’Ex Repubblica Federale Jugoslava. Dai Paesi dell’Europa Orientale proviene il flusso di albanesi, in consistente aumento in seguito alla guerra civile, romeni, polacchi e ucraini. Un’alta concentrazione di stranieri nella popolazione è presente soprattutto nel Triveneto, in Lombardia, nell’Emilia Romagna e nelle Marche, in cui è più forte la realtà produttiva e occupazionale. I maggiori poli migratori sono in assoluto le province di Roma e Milano. Il Nord Est, caratterizzato da flussi recenti, offre le maggiori possibilità d’inserimento, mentre minore è la possibilità di risparmio. Nel Nord Ovest si trovano gli insediamenti di più vecchia data, a dimensione familiare, larghe sono le possibilità di inserimento nel mondo del lavoro. Il Centro è stato, storicamente, la prima accoglienza dell’immigrazione; attualmente non presenta particolare densità d’insediamenti familiari, il territorio non mostra profonda integrazione, come acquisti di cittadinanza o matrimoni misti, né molta occupazione. Il Sud è considerato area di smistamento, non ha immigrazione familiare né stabilità di residenza, c’è scarsità di giovani. La funzione principale della regione è costituita dalle regolarizzazioni. Le isole offrono situazioni positive per la stabilità di residenza e per l’inserimento lavorativo, molto alta è la capacità di risparmio. L’incremento della presenza immigrata in Italia è dovuto alla collocazione geografica della Penisola, in una zona a forte pressione migratoria, adiacente al continente africano, asiatico e all’Est Europa; alla debole ed inefficace programmazione dei flussi; al realistico recupero, attraverso le regolamentazioni, di immigrati sprovvisti del permesso di soggiorno, a volte già inseriti nel lavoro nero. L’elevato e crescente bisogno di forza lavoro nel mercato occupazionale italiano ha favorito l’assunzione degli stranieri in ruoli chiave, insostituibili nei settori della collaborazione domestica, in cui la rete pubblica di servizi sociali è carente, in edilizia, agricoltura, nelle prestazioni di manovalanza, di precarietà, spesso stressanti, dove si creano sempre più spazi per gli immigrati. La maggior parte degli stranieri viene in Italia al di fuori dei canali ufficiali di ingresso, perché sono state fissate quote troppo alte e le procedure di accesso sono scarsamente praticabili. Il meccanismo alla base dell’inserimento lavorativo dall’estero resta la sola chiamata lavorativa. Nonostante i problemi, la diffusione di immigrati è avvenuta su tutto il territorio, con una normalizzazione dal punto di vista demografico, come dimostra la prevalenza di coniugati, elevata incidenza dei minori, gran numero di nati da entrambi i genitori stranieri. E’ aumentata la stabilità di residenza, in molti casi c’è l’acquisizione di cittadinanza italiana dopo prolungati soggiorni. Questi fattori hanno provocato il fenomeno irreversibile della strutturalizzazione, per cui l’immigrazione è diventata una dimensione radicata nel Paese. Gli stranieri, una volta insediati, sono operatori economici importanti, a cui va attribuito il merito di nuovi posti di lavoro: il loro dinamismo è proficuo nella creazione di nuove aziende, dove trovano il posto loro stessi e talvolta anche gli italiani. Gli immigrati sono i nuovi cittadini: per loro si dovrebbe operare un processo di integrazione, di ammodernamento della politica migratoria, incentrato su rimedi alle vessazioni di tipo burocratico, sull’eliminazione delle disparità, sulla modifica dell’antiquata normativa sulla cittadinanza e sulla facilitazione della partecipazione alla vita pubblica tramite il diritto di voto amministrativo. Si dovrebbe prestare una maggiore attenzione alle regole di convivenza nella nostra modernità multietnica, superare le paure generate dai pregiudizi della mentalità italiana ed eliminare le mortificazioni per gli immigrati, bandire xenofobia e razzismo, concepire differenze culturali e religiose come preziose fonti di scambio e dialogo, al fine di una crescita della civiltà, verso gli orizzonti dell’accoglienza, del rispetto reciproco e della pace.

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