I diritti umani in un fondo di bottiglia
Andrea Tomassini 22.03.2010
La Coca-Cola, una delle multinazionali di soft-drink più famosa al mondo, mostra il suo lato oscuro, quello di una politica repressiva e poco democratica. A tal proposito, dove finiscono i diritti umani dei lavoratori??
Il 1° maggio 2008, nell' abitazione
di Jose Domingo Flores, lavoratore per la ditta imbottigliatrice della Coca-Cola di Buramanga e dirigente del SINALTRAINAL (sindacato nazionale dei lavoratori nell'industria alimentare), è stata ritrovata una lettera con le seguenti minacce di morte:
I fronti delle Aquile Nere dichiarano:
i guerriglieri Jose Domingo Flores e Luis Eduardo Garcia, camuffati nel sindacato del SINALTRAINAL
sono terroristi contro la politica del nostro presidente Alvaro Uribe Velez
saranno uccisi se continuano con questa politica,
non vogliamo vederli nella nostra regione[...]
non avete creduto di essere obiettivi militari, fino ad ora,
ma lo crederete con la morte del figlio di Domingo Flores".
NUOVA GENERAZIONE DELLE AQUILE NERE DI SANTANDER
Ma cosa ha a che fare la PANAMCO (ditta imbottigliatrice della Coca-Cola) con i gruppi paramilitari della regione del Santander? E' una domanda
più che lecita e la risposta protrebbe sorprenderci. La multinazionale
dei soft-drink più conosciuta al mondo chiede l'appoggio a pericolose
bande armate per intimidire e sottacere ogni forma di protesta dei
lavoratori, le cui condizioni sono sempre più precarie. Con il passare
degli anni la Coca-Cola ha licenziato circa 10.000 imbottigliatori stabili ed
ha assunto manodopera a tempo determinato, abbattendo così le spese
dovute ai contributi per il pensionamento e la sanità. Nel 1995 è
giunta a smantellare ogni forma di accordo con i sindacati, privando così gli impiegati e i loro familiari di qualsiasi forma di assistenza
sanitaria.
Alle frequenti minacce e lettere minatorie, sono seguiti atti di violenza e numerosi sequestri di persona, primo tra tutti quello perpetrato ai danni di Andres Damian Flores, figlio del sopradetto dirigente sindacale.
In reazione a ciò, i lavoratori si sono mobilitati nella difesa dei loro diritti, con l'appoggio del SINALTRAINAL. Nonostante ciò, le proteste e le insurrezioni sono state soffocate da una dura repressione, iniziata costringendo i lavoratori ad abbandonare i sindacati e terminata con la morte di otto lavoratori negli ultimi dodici anni.
Non potendo far valere i propri diritti in un paese martoriato dalla violenza e dall'ingiustizia sociale (se non dalla corruzione, di cui lo stesso presidente Velez è protagonista), i lavoratori colombiani hanno attuato un piano "B":costruire un vasto movimento internazionale di lotta e solidarietà. Con le udienze svoltesti ad Atlanta, Bruxelles e Bogotà è stato possibile fare luce sulla questione degli abusi, degli oltraggi e dei crimini, rendendo consapevoli coloro che, nella rinfrescante bibita gassata, avevano assaporato solo il lato zuccherino e dissetante.
Siamo ben lontani dal dire che la questione si sia risolta, ma sicuramente questa coraggiosa denuncia è un primo passo verso una collaborazione mondiale che si spera possa, un giorno, migliorare le condizioni dei lavoratori colombiani e possa dimostrarci che la globalizzazione non esiste solo per permettere a colossi commerciali, come la Coca-Cola, di sfruttare la manodopra locale, ma esiste anche per aiutare i paesi che non godono dei nostri stessi diritti.