La bioetica: il punto di vista laico
La posizione laica della bioetica viene affermata dalla “consulta di bioetica” nata nel 1989 a Milano; viene definita tale perché libera da dogmi, pregiudizi e preconcetti. Ogni dibattito deve basarsi su osservazioni razionali e non deve limitare la libertà dell’individuo ma la deve favorire, quando questa non porta danni ad altri.
La definizione stessa della parola bioetica impone, poi, che il progresso scientifico non debba essere ostacolato prima ancora che esso venga utilizzato nella medicina.
La fecondazione assistita è uno dei temi di maggior contrasto tra laici e non. I laici, al contrario degli ecclesiastici, puntano l’attenzione ai procedimenti tecnici: per cui ritengono che debba essere rispettata la volontà e la salute della donna durante la stimolazione di ovociti e, pertanto, la fecondazione debba essere limitata solo se reca danni a terzi e non possa essere preclusa alle donne “singole”, cioè non coniugate.
Problemi derivati dalla fecondazione omologa come le malattie genetiche, potrebbero essere risolti attraverso quella eterologa secondo la quale il seme viene prelevato da un terzo individuo, esterno alla coppia; oppure potrebbero essere prelevati degli spermatozoi dall’individuo infertile (spermatidi) dopo test genetici.
I laici quindi non considerano la fecondazione assistita contrastante con il pensiero cattolico in quanto si tratta solo di una maniera diversa del concepimento naturale e un modo per evitare che il feto erediti malattie dal padre.
Il fulcro del dibattito è il momento in cui il feto diventa un essere umano: gli scienziati ritengono che l’embrione crioconservato possa essere utilizzato fino al 14° giorno, invece la Chiesa afferma che questo diviene persona dal momento del concepimento, anche se non vi è alcuna spiegazione razionale che sostenga queste affermazioni; in ogni caso l’Italia ha approvato la Convenzione Europea di Oviedo del 1997 che permette l’utilizzo dell’embrione per scopi terapeutici fino al 14° giorno.
I ricercatori italiani credono, pertanto che la loro posizione sia corretta anche perché la legge 40 vieta di derivare staminali embrionali dalle blastociste, anche da quelle destinate al congelamento distruttivo, però non vieta di poter lavorare con cellule importate da altri paesi con il consenso etico e finanziario dei loro cittadini e del loro stato.
In questo caso la ricerca raggiunge costi elevati che potrebbero essere facilmente risparmiati dato che i finanziamenti non sono abbondanti.
C’è chi sostiene (non avendo nessuna competenza in campo scientifico) che lo stesso tipo di esperimenti potrebbe essere svolto utilizzando le cellule totipotenti ricavate dall’individuo adulto, ma è noto che i risultati non sarebbero gli stessi.
Infatti quando si parla di blastociste si intendono cellule pluripotenti, dalle quali si può capire come si formano le cellule specializzate del nostro organismo e come degenerano nelle diverse malattie.
Quindi, in futuro, se la ricerca porterà a cure innovative i “cristiani” per essere coerenti non dovrebbero usufruire di tali scoperte.
Ulteriore argomento di contrasto è l’accusa promossa da parte della Chiesa che rimprovera i ricercatori di non avere principi morali, da cui i laici si difendono sostenendo che secondo la loro visione l’uomo fa parte della natura, non è opposto e quindi come tale può interagire con essa e modificarla, nel rispetto degli equilibri e dei legami che lo uniscono alle altre specie viventi.
Il progresso della conoscenza è la fonte principale del progresso dell’umanità, cioè porta ad una diminuzione della sofferenza umana, quindi ogni ostacolo impostole comporta solo il perpetuarsi di sofferenze che potrebbero essere evitate.
Il cambiamento delle regole morali deve essere giudicato volta per volta in modo da poter verificare che sia possibile un effettivo progresso.
La visione laica è quindi differente dalle visioni religiose, non si impone a coloro che aderiscono a valori e a visioni diverse.
La libertà della ricerca, l’autonomia delle persone, l’equità, sono per i laici dei valori irrinunciabili.