La sete di dignità
Alexandra Puddu 18/03/2010
“Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà […] , senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione” , ciò è quanto enuncia il secondo articolo della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino, adottata dall’Assemblea delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948.
Queste, come molte altre, restano ancora oggi, sessantadue anni dopo la stesura del documento sopra citato,parole al vento, poco ascoltate o forse mai comprese veramente, sicuramente disattese.
La realtà è infatti un'altra: giorno dopo giorno ci vengono riproposte immagini, provenienti da diverse parti del sud del mondo, che sembrano riferirsi ad un altro pianeta.
Una delle realtà drammatiche,ad esempio, di cui spesso ci dimentichiamo, è quella relativa al continente africano.
L’Africa è stata da sempre una terra martoriata da guerre civili e sfruttamenti che hanno lasciato il territorio in una situazione di primaria emergenza sia dal punto di vista socio-politico che economico.
A livello politico l’Africa resta un continente i cui singoli paesi non hanno una vera unità e ogni stato è governato dal “più forte”.
Ciò si ripercuote sulla popolazione, la quale viene lasciata in balia di se stessa a risolvere enormi problemi, per i quali non riceve alcun aiuto.
Uno dei più importanti è quello riguardante l’acqua, questione che ormai non va a toccare solo i paesi poveri, ma anche quelli occidentali ricchi che si sono trovati, negli ultimi anni, davanti ad una emergenza idrica senza precedenti.
Questo grave problema è dovuto anche al riscaldamento globale e alla conseguente siccità che rende ancora più difficile l’utilizzo delle poche risorse idriche disponibili.
Alla scarsità del bene più prezioso per la sopravvivenza consegue un altro grave fenomeno:le guerre per l'acqua, cioè note battaglie per il controllo delle reti idriche.
Secondo il rapporto realizzato da International Alert, i conflitti legati all’acqua coinvolgono quarantasei paesi per un totale di 2.7 miliardi di persone.
I guerrafondai di questa lotta oggi sono dirigenti statali e non, per esempio organizzazioni terroristiche, che si fronteggiano l’utilizzo di questo bene per usarlo come strumento di controllo politico/militare, causando milioni di morti soprattutto, come detto prima, nei paesi più poveri, come l’Africa.
Qui le aree di maggior conflitto sono:Burkina Faso, Ghana, Costa d’Avorio, Etiopia, Kenya, Somalia e Darfur (Sudan); in queste regioni la carenza di acqua è agli apici e provoca continui morti, tra cui numerosi bambini.
La “sete” della popolazione è inoltre anche sfruttata da malviventi che utilizzano l'implacabile bisogno di acqua per istaurare governi tirannici basati su continue ingiustizie.
È quindi evidente che l’occidente dovrebbe attivarsi per far fronte a questa realtà che troppo spesso viene invece obliata.
E ciò fa anche la differenza tra nord e sud del mondo: il primo, pur essendo a conoscenza dei gravi problemi idrici del pianeta, continua a fare spreco, mentre il secondo continua a vedere molti morire di sete.
Ciò sicuramente fa riflettere!!
Prendiamo ora in considerazione alcuni dati:il fabbisogno fondamentale di acqua a persona è 50 litri al giorno, ma potrebbero bastarne anche 30 ( 5 litri per mangiare e bere e altri 25 per l’igiene) ma, in alcuni paesi dell’Africa, si usufruisce di appena 10 litri a persona al giorno che diminuiscono in Gambia (4,5 litri), Mali (8 litri), Somalia (8,9 litri) e Mozambico (9,3 litri), mentre la media dei cittadini statunitensi è di 500 litri al giorno e quella britannica è 200.
In occidente occorrono circa 8 litri per lavarsi i denti, da 10 a 35 litri per gli scarichi dei bagni e da 100 a 200 litri per una doccia.
Tutto ciò è inaccettabile non solo perché viola il principio di uguaglianza tra le popolazione che dovrebbe garantire stessi diritti per ognuno, ma anche per le questioni morali che ne conseguono.
Senza acqua infatti non si può garantire una vita libera a nessun individuo, e senza libertà non c’è dignità...
Alexandra Puddu