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L'incremento demografico e lo sviluppo sostenibile

Sara Danelli 07/02/2006

Nel 1979 in Iran saliva al potere l'Imam Khomeini che creava un governo islamico fondamentalista, questo governo si proponeva di dar vita ad una "generazione islamica", favorendo una politica di incremento delle nascite mediante l'abbassamento dell'età matrimoniale. Grazie a questo e ad altri provvedimenti, in pochi anni, con la collaborazione attiva degli iraniani, la popolazione dello stato passava da 34 a 63 milioni di persone. Al paese bastò però una generazione per accorgersi di quanto poco fosse conveniente questa politica, l'economia stava andando a rotoli, la spesa pubblica per i servizi era esorbitante, le case non bastavano più. Dieci anni dopo la politica demografica iraniana cambiava completamente, il governo dava vita ad un progetto di pianificazione familiare che comprendeva la distribuzione capillare e gratuita di contraccettivi e istituiva la "settimana della popolazione" volta ad educare le famiglie alla nuova politica demografica. In pochi anni il tasso di nascita raggiungeva la ben misera somma dell' 1,4%, molto inferiore al precedente 3,9% e il tasso di mortalità infantile crollava drasticamente.

Questo è l'esempio forse più palese di come un adeguata politica delle nascite possa portare ad una notevole diminuzione del tasso di incremento demografico di una zona, ovviamente nel caso in cui, questa iniziativa sia adeguatamente finanziata e appoggiata dal governo presente. 

La politica della pianificazione familiare attuata nel terzo mondo dagli stati più ricchi è stata relazionata in un rapporto della RAND (un istituto americano senza fini di lucro che mira a migliorare i processi decisionali e le politiche risultanti per mezzo di ricerche scientifiche e dell'analisi dei dati oggettivi) in un rapporto presentato alle Nazioni Unite.Questo rapporto risulta in forte disaccordo con quello edito nel 2003 dall'ONU, in cui si considerava quello dell'esplosione demografica un problema risolto, poiché le politiche di contraccezione erano riuscite a diminuire i tassi di fecondità dal 6.1 al 3.3 (cioè prima ogni donna aveva in media 6 figli, ora soltanto tre). Ma, innanzi tutto, dobbiamo considerare che il calo non è generalizzato, in alcune  zone, come quelle dell'Africa Subsahariana, non si è registrato alcun calo rilevante, in Nigeria ogni donna ha ancora, in media 6,5 figli. Inoltre questo dato risulta irrilevante se consideriamo che, pur essendo diminuito il tasso di fecondità, è aumentato notevolmente il numero delle donne in età fertile quindi la percentuale di crescita della popolazione mondiale risulta praticamente invariata invariata.

Alla luce del fatto che il problema non è affatto risolto sembrerebbe allora dannoso sospendere i finanziamenti dei paesi ricchi ad i programmi di pianificazione familiare, come era stato ipotizzato nel rapporto ONU. Se anche fosse vero che si è registrato un rilevante calo delle nascite proprio questo dovrebbe spingerci a continuare un progetto che funziona, soprattutto perché noi cominceremo a beneficiarne solo tra 20 o 30 anni. Un'interruzione del progetto a questo punto rischierebbe di impedire il calo di fecondità, anche perché tutte le previsioni per il futuro sono basate su dati che includono la pianificazione familiare, inoltre, ora che le persone del terzo mondo hanno cominciato a preferire una famiglia con pochi figli, se i finanziamenti si interrompessero, si avrebbe un enorme bisogno insoddisfatto di contraccezione. Questo porterebbe ad un drastico aumento degli aborti, che spesso, oltre alla morte del bambino, causano quella della madre. Un esempio di quanto la contraccezione possa aiutare a prevenire gli aborti ci arriva dalla Russia, in appena 20 anni dall'introduzione dei metodi anticoncezionali il numero di gravidanze interrotte medi per donna è passato da 4,5 a 2,5.

E' ovvio che, se si riuscisse ad invertire la tendenza demografica alla crescita, i vantaggi, per le popolazioni del terzo mondo, e non solo, sarebbero enormi. Ovviamente un minor numero di persone comporterebbe per lo stato una maggiore opportunità di sviluppo economico, diminuirebbe i rischi sanitari e garantirebbe un maggiore accesso ai servizi pubblici. Bisogna ricordare che il parto, nei paesi in via di sviluppo è ancora una pratica pericolosa, il rischi di morte per la madre è 20 volte superiore di quello che corriamo noi, soprattutto se le nascite sono molte e a breve distanza tra loro. Sempre in questi paesi è frequente che le nascite si susseguano senza neanche 2 anni di distanza tra un figli e l'altro, questo aumenta di due volte il rischio di morte del bambino, sia a causa dell'interruzione dell'allattamento sia perché queste gravidanze portano ad un basso peso alla nascita. Se si riuscisse poi ad alzare l'età della prima gravidanza molte donne potrebbero continuare gli studi, invece di abbandonarli appena sedicenni per accudire  figli, ed avere più opportunità di lavoro future. Al livello macroeconomico poi, maggiore è il numero di bambini, più grande è la pressione sul sistema scolastico, e, soprattutto, più grande è la pressione economica sulla famiglia che non è in grado di dare un'adeguata istruzione a nessuno dei suoi figli. In Corea del sud tra il 1970 e il 1990 il tasso di natalità è dimezzato e le iscrizioni a scuola sono aumentate del 100%.

A tutt’oggi quindi, quello demografico è un problema tragicamente presente, che non possiamo ignorare. Visto che la pianificazione familiare è l’unico rimedio concreto che, fino ad ora, siamo riusciti a mettere in pratica, peraltro con ottimi risultati, credo che dovremmo, noi paesi ricchi, praticamente a crescita zero, continuare su questa strada. Un piccolo progresso come quello registrato dall’ONU non dovrebbe essere un motivo per fermarsi, ma, anzi un incentivo a proseguire su una via che porterà nei prossimi anni, ad un notevole miglioramento delle condizioni di vita dei paesi più poveri.

 

Link

http://www.consapevolezza.it/notizie/2003/gen-mar/eccessi_consumismo.asp

http://www.oilcrash.com/italia/ottimism.htm

http://www.nogod.it/bombademografica.htm

http://www.kattoliko.it/leggendanera/terzomondo/campiglio_onu.htm

http://www.difrontealfuturo.net/7popolazione%20e%20religione.htm

 

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